Marius L. – 11.05.2026. Liberarsi dal gioco.
Siamo in un territorio ostile, ma siamo noi che lo abbiamo scelto.
Sarà stato azzardato, ma non è detto che ciò non si concretizzi alla fine come un’esperienza illuminante.
Che sia realtà virtuale, simulazione, immersione, software ludico, o, come lo chiamano alcuni generalizzando, incarnazione, è comunque un’avventura come tantissime altre nel palcoscenico complessivo del multiverso, e rimane sicuramente un’opzione singolare, indipendentemente da come l’abbiamo selezionata.
Per certi versi, in verità, questa piccola area si presenta come un grande, nel senso di come lo intendiamo, secondo i nostri standard – zoo, che in tanti tutt’attorno, guardano incuriositi, o, magari, come esercizio di apprendimento.
Sarà forse per questo motivo che costruiamo anche noi degli altri zoo, dove, incuranti delle emozioni, animi, e di ciò che sperimentano e provano molti esseri – quelli che ad esempio chiamiamo animali, ma non si tratta solo di loro – ci rechiamo, incuriositi e, apparentemente, assorti nelle meraviglie.
Effettivamente siamo come bambini, e come squilibrati anche, visto che tendiamo a riprodurre dappertutto i nostri traumi.
E anche questo punto dello spazio, è completamente intriso di shock e lesioni più o meno dolorose.
In verità siamo dei sopravissuti, e, certamente, ci comportiamo come tali.
Ed è per questo che tendiamo a perderci così spesso.
L’universo è grande, o almeno, così sembra. E si estende in molteplici direzioni. Anche le più impensabili e inimmaginabili.
Dovremmo imparare qualcosa esplorandolo, arricchendo la conoscenza del primo creatore, che è per certi versi il leitmotiv di questa oggettività.
Tuttavia, molte delle cose che vediamo sono solo scontri fra folli forze, tra individui cioè completamente assorti nelle minuzie del proprio ego.
E anche presunti maestri, vale a dire esseri di apparente grande saggezza, ci cadono dentro, faticando non poco poi a venirne fuori.
Perché spesso l’obiettivo del percorso è proprio quello: uscirne. E indenni, perlopiù.
E l’incognita più che altro, è che cercano di toglierti tutto. E si tratta di coloro che cercano di controllare il gioco, che sono i più tetri di tutti, e, solitamente, psicopatici e sociopatici, che condividono cioè, insieme alla completa assenza di empatia, gravissimi disturbi della personalità.
Perché tutti coloro che compongono e sperimentano l’universo alla fine hanno un qualche carattere e una propria individualità. E consapevole, anche.
Però, fanno in modo, con intelligenti giochi di avanzata tecnologia, che sia tu stesso a farlo, a toglierti cioè tutto e a piombare nella miseria più nera.
E così, niente risarcimenti, e niente karma. O, perlomeno, è quello che a loro piace credere, seppur si ritenga, neanche conoscano il senso e l’esatto significato del termine.
Altre volte poi utilizzano altri per farlo, e si tratta di individui molto ottusi, che in cambio di un qualche insulso emolumento, fanno per loro tutto il lavoro sporco.
E, in questi casi, i risarcimenti saranno questi ultimi ad elargirli. E si tratta di consistenze molto dure, non facili da concepire nemmeno con la più ardita fantasia.
Il problema però rimane, visto che la soluzione al gioco, o problema, a cui si accenna, non è, per così dire, aritmetica.
Perché anche questo fa parte del gioco. Ci si presentano cioè rompicapo intricatissimi, e noi, appassionati di trucchi ed enigmi, rimaniamo lì tutta la vita per decifrarli.
E invece, forse, ma solo forse, la vera soluzione è nella natura di tutto, di questa fittizia realtà, delle nostre vere o supposte, origini, e della quantità di noia che abbiamo già accumulato nell’intrattenimento dell’entrare e uscire fuori da tutti questi seducenti labirinti.. Namasté.. Marius L.